giovedì, 28 settembre 2006
A Clara
Caro Grande Cocomero,
sto aspettando il tuo arrivo la Notte di Halloween. Spero che mi porterai un sacco di regali. Devi sentirti un pò scoraggiato perchè la gente crede più in Babbo Natale che in te. Beh, diciamolo chiaro: Babbo Natale ha avuto più pubblicità. Ma tu sei il Numero Due – dovresti metterci più impegno! Tutti dicono che non esisti, ma io credo in te.
Donaci cinema. Donaci cinema. Donaci Cinema. Di quello che dicono che non esiste più – o che non esiste. Ma che ogni anno ci ostiniamo come Linus ad aspettare, senza dare ascolto a chi non ci crede. Comequando ho visto Spiderman II – in assoluto il più bel film degli ultimi 15 anni di cinema, e stavo ad una delle prime file di sotto di una di queste multisale dei multisala coi posti in salita, stracolma, e il film era così luminoso e pieno di gioia per gli occhi che mi sono voltato a scrutare tutta la gente che mi sedeva dietro e ho visto questi volti colpiti in pieno dalla luce bianchissima e purissima di questo capolavoro di Sam Raimi ed erano tutti rapiti e sereni, con lo sguardo perso nello schermo e l’espressione distesa del viso (e quell’applauso sgorgato tra gli spettatori quando l’Uomo Ragno ha baciato Mary Jane vestita da sposa e poi è volato via dalla finestra – il più bel film, il più bello degli ultimi 15 anni – e ho pauratantapaura di rivederlo... – e quella bambina sconosciuta nella ressa all’uscita dalla sala dopo il film che diceva “lo rivedrei altre mille volte...”) – e per almeno un migliaio di notti ho sognato di andare a vedere Spiderman III al cinema e c’era ancora più luce che invadeva la sala, luce bianchissima che riempiva gli occhi, e nel film non c’era il cattivo (e sognavo di ripeterlo a Clara e Giacomo all’uscita del cinema: “ma avete visto? non c’era il cattivo! è un film senza il cattivo! l’uomoragno senza il cattivo!”, e loro annuivano come per tenermi buono, assecondarmi) – che quando sono uscite le prime immagini del terzo episodio e ho visto Mary Jane vestita da sera salire quelle scale di cristallo verso il cielo stellato ho pensato che forse sì, il Grande Cocomero esiste, Linus ha ragione e tutti i suoi amici hanno torto, ha più senso aspettare nell’orto di zucche l’arrivo del great pumpkin piuttosto che girare casa per casa a fare ‘dolcetto o scherzetto’ col rischio che ti rifilino una pietra nel sacco dei dolciumi, come puntalmente capita al povero Charlie Brown (I got a rock...). E adesso che non faccio che sognare quel deserto che finisce nel mare, o quel mare con quella spiaggia che diventa subito deserto,  questo luogo incredibile e irreale di sabbia e di acqua che mi sembra così bello per viverci che lo visito ogni notte – da quando ho visto il film – dove si svolge Aspettando la felicità di Sissako, e sogno di aiutare il protagonista a portare la luce elettrica nelle case di questo posto ancestrale sperduto tra le dune, con i cavi raccolti sotto il braccio e la lampadina in mano da collegare ai fili per vedere se si accende, che bisogna sempre portare la luce, e poi mi allontano un attimo e sono già al mare, con quest’acqua trasparente che invade la sabbia e mi bagna i piedi.
Ecco: donaci Cinema. Di quello che ci faccia sognare. Cinema che faccia Sognare. Che quando si cresce/si cambia, già i Peanuts non ti sembrano più geniali come una volta, con questa filosofia esistenziale spicciola spicciolissima, e Schulz e Linus sì insomma però che (para)noia (mi ricordo ancora cosa stavo facendo quando seppi che era morto Schulz. Era il 14 Febbraio 2000. Schulz era morto da due giorni quando ne venni a conoscenza grazie alla tv. In quell’istante stavo montando un piccolo Charlie Brown spalatore di neve che avevo trovato nel kindersorpresa che mi aveva regalato Simona per quel San Valentino – come fosse una Valentina, di quelle che proprio Charlie Brown ogni anno attende seduto vicino alla cassetta delle lettere da parte della Ragazzina dai Capelli Rossi, e non arrivano mai. A quei tempi io e il mio amico Andrea invece di seguire le lezioni dei professori in classe disegnavamo una parodia fantascientifica della divinacommedia a fumetti – Dante Skywalker e Obi Wan Virgilio alla ricerca di un letto per dormire sul pianeta-albergo HotHell... – e inserimmo uno Snoopy dormiente sul tetto della sua cuccia in una vignetta come omaggio al Maestro scomparso) – e invece si dovrebbe sempre stare dalla parte di Linus – e aspettare con lui nell’orto di zucche al freddo della notte di Halloween, quando il Grande Cocomero si alza dal campo dei cocomeri, e vola nel cielo con una grossa borsa piena di regali per tutti i bambini...
 
P.S.: Caro Grande Cocomero, se davvero non esisti, non dirmelo: non voglio saperlo.
Sergio Sozzo
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martedì, 12 settembre 2006

Mentre il gruppo dei Peanuts festeggia Halloween, Linus aspetta il  Grande Cocomero.

Regia: Bill Mendelez

Sceneggiatura:  Charles M. Schulz

Interpreti:  Peter Robbins (voice), Cristopher Shea (voice), Sally Dryer (voice)

Origine: USA, 1966

Genere: Animazione

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martedì, 25 luglio 2006

“[...] Nel suo lavoro del 1946, L’esistenzialismo è un umanesimo, Sartre mette in evidenza alcuni aspetti fondamentali delle sue teorie: una delle idee forti è quella dell’abbandono. Kierkegaard sentiva la presenza di un abisso incolmabile tra l’uomo e Dio, Sartre aggiunge che, anche ammessa l’esistenza di un Dio inconoscibile e irraggiungibile, non ne consegue alcuna differenza per la condizione umana. In ultima analisi noi esistiamo in uno stato di libertà e abbandono, siamo responsabili delle nostre azioni e, poiché Sartre sostiene che non esiste un Dio creatore della natura umana, noi siamo responsabili della nostra stessa creazione. Quale relazione esiste tra tutto questo e i Peanuts? Come gli esistenzialisti in un mondo di divinità silenziose e assenti, i personaggi di Schulz sono immersi in un mondo in cui l’autorità degli adulti è silenziosa e assente. In effetti, lo stile della striscia, con i piccoli attori che occupano tutta l’inquadratura, esclude la presenza degli adulti. L’autore sostiene che, se nelle strisce comparissero degli adulti, i racconti perderebbero significato. Anche se talvolta compaiono riferimenti agli adulti, quasi sempre insegnanti, queste figure rimangono sempre estranee e silenziose; i bambini dei Peanuts sono lasciati ai loro impulsi, a sperimentare e a capire il mondo nel quale si trovano immersi e devono darsi una mano l’un l’altro. [...] L’esempio ideale d’abbandono è la relazione tra Linus e il Grande Cocomero: alla festa di Halloween Linus aspetta fiducioso vicino al campo delle zucche nella speranza di essere benedetto dalla santa esperienza della visita del Grande Cocomero, che ovviamente non si mostra mai e non risponde alle sue lettere. Nonostante ciò, Linus rimane fermo nelle sue convinzioni, anzi va in giro a parlare della sua divinità assente. Esiste il Grande Cocomero? Non si può mai sapere. Ma da un punto di vista esistenzialista questo non importa, la cosa più importante è che Linus è solo e abbandonato nel suo campo di zucche. Sartre malvolentieri nega l’esistenza di Dio, invece considera “estremamente svantaggioso che Dio non esista, perché ciò fa sparire ogni possibilità di trovare valori in un paradiso conoscibile”. Senza Dio, tutto ciò che noi facciamo come umani è assurdo e senza significato, e lo sarebbe anche passare una notte intera in un campo di zucche. In assenza di qualsiasi indirizzo da parte delle famiglie, i personaggi dei Peanuts sono diventati così esperti di filosofia da stabilire da soli che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. [...] Dall’enorme libertà, che deriva dall’abbandono, scaturisce un’altra considerazione importante e drammatica. Nel nostro piccolo mondo, noi siamo ciò che facciamo e siamo responsabili delle nostre azioni, quindi siamo responsabili della nostra stessa creazione. Ciò che siamo è la somma di tutto ciò che abbiamo fatto, niente di meno e niente di più. Ma perché questo provoca disperazione? Per rispondere a questa domanda Sartre esamina le caratteristiche della codardia e del coraggio. [...]  L’esistenzialista afferma che il vigliacco rende se stesso vigliacco e l’eroe rende se stesso eroe e che c’è sempre la possibilità per il vigliacco di superare la codardia e per l’eroe di non esserlo più. E’ proprio questa possibilità la causa della disperazione. Perché Charlie Brown si strugge per la ragazzina dai capelli rossi? La possibilità reale di trovare la forza per parlarle è molto più penosa della sua stessa incapacità ed egli deve prendere atto del proprio fallimento. [...] Per reagire contro la malinconia, Charlie Brown si abbandona alla malafede, mettendo in dubbio la propria libertà: “Mi chiedo che cosa succederebbe se io andassi là e tentassi di parlarle! Tutti riderebbero…anche lei sarebbe insultata…”. Solo rinnegando la sua libertà può resistere alla disperazione. Ma nascondendosi dietro la propria malafede non fa un favore a se stesso: trascorre un’altra pausa pranzo da solo, su una panchina, con il solito panino al burro d’arachidi. [...] L'esistenzialismo è stato accusato d’essere disfattista e depressivo, e Sartre ha confermato questa posizione con l’uso di termini come “abbandono”, “disperazione” e “nausea”, ma i Peanuts presentano anche l’aspetto ottimistico della filosofia. Perché Charlie Brown continua a giocare a baseball, nonostante cinquanta anni di lanci perdenti? Perché tentare ancora un tiro, quando Lucy gli ha sempre soffiato la palla all’ultimo secondo? Perché c’è sempre una cesura tra passato e presente: senza tener conto di ciò che è già successo, c’è sempre la possibilità di cambiare. La libertà è un’arma a doppio taglio: noi esistiamo e siamo responsabili. Questo è insieme liberatorio e terrificante. Schulz potrebbe essere considerato membro del gruppo d’autori attivi nel periodo della seconda guerra mondiale, come Joseph Heller, Kurt Vonnegut e lo stesso Sartre. [...] I semplici disegni di Schulz e i suoi dialoghi contengono tante considerazioni sulla condizione umana quante interi scaffali di libri.”

Nathan Radke - saggio apparso su Philosophy now. A magazine of ideas – n.44

Traduzione di Vera Nicola

versione integrale su http://www.diogene.cc/articolo/articolo.php?num_articolo=18

 

 

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